Il biglietto da visita

di UGO SANTINELLI.

Forse, in un angolo della memoria ancora esiste. Ma non ci facciamo più caso. La curva ampia della variante, l’innesto dopo la rotatoria, attenti a quelli che vengono da Mercogliano, se non da Monteforte e Napoli, impegnano l’attenzione. La coda dell’occhio percepisce, ma non interroga.

ughetto1

Se ne sta lì il cartello, a ricordarci che entriamo in città. E ci ricorda, sbiadito ed indolente, che siamo ancora in Europa. La natura si impossessa del luogo come in certa letteratura sudamericana, fino a impadronirsi dei nomi che gli umani gli hanno dato. Come se non fosse necessario ricordarci di un nome, perché già conosciuto da chi vi passa. Quel festone di erba certifica che nessun sconosciuto capiterà più da quelle parti; nessuno che possa chiedersi “cosa ci faccio qui?”, nessuno che debba proseguire, anzi è pregato di innestare la retromarcia.

ughetto2

Certo, più in piccolo, altri e tumultuosi cartelli ci informano di essere in Italia e, per la precisione, in viale Italia e che certe attività di carico e scarico avvengono in determinati orari, a patto, di questi tempi, di adoperare veicoli con i motori giusti.

Si mescolano sciatteria e abbondanza di informazioni, in una sovrapposizione, in una sedimentazione storica, che ha più del burocratico e meno di una consapevolezza identitaria.

Il torpore dell’immagine contrasta con altri segni, sparsi nelle vicinanze. Segni del passato e del futuro, tra i quali il presente, il quotidiano continuo del presente, deve restare schiacciato ed annullato.

L’architrave di un portone, in una costruzione non coeva ma comunque datata, ci indica a numeri decisi che lì si vive almeno dal 1768, da due secoli e mezzo. A pochi passi si intravedono, su un rustico intonaco, alcune lettere della parola fascismo, testimoni di un fedeltà mostrata e gridata sin dalla soglia della città per qualche visita istituzionale, e poi dimenticata, neppure cancellata, tirata via, ma lasciata sbiadire dal tempo, dall’acqua e dal sole. Tipico di una città che non ama i gesti forti, ma sceglie i toni grigi del “non si sa mai come si va a finire”.

ughetto3

ughetto4

Di fronte, un cantiere a lungo invocato, recupera e riadatta un vecchio fabbricato rurale. Vecchie mura per nuove funzioni, così dichiara la scritta lunga e pomposa che richiama una vocazione del territorio sottostimata dalla pretenziosa città. E resiste la bancarella dei fiori, perché un luogo, un incrocio, intercetta le abitudini ed i bisogni degli abitanti. Chissà se fiori e vino continueranno a coabitare.

ughetto5

ughetto6

ughetto7

Intanto la staccionata ha inglobato un viottolo dedicato a Maria Montessori. Una linea di demarcazione tra i due Comuni, più che un luogo dove qualcuno abitasse accanto alla chiesetta. Una strada dedicata all’educatrice, dove non vive nessuno da educare, ma buona, sulla carta, per dire che la città ha cultura e non dimentica.

ughetto8

Questa è la strada, un moncone di quella storica via che Bernardo Tanucci ammodernò per collegare in orizzontale Adriatico e Tirreno, perché Napoli non soffrisse della penuria di grano. Peccato che niente lo ricordi.

 

Le foto sono di Ugo Santinelli

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...