Me ne stavo a distanza a guardare. Di bellezza si vive.

di UGO MORELLI.

Azione e prossimità contro la povertà culturale e educativa che mortifica l’Irpinia e il sud Italia in generale

 

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Valentina Gottardi

Me ne stavo a distanza a guardare il mondo e anche me stesso, e più scavavo stando a distanza, più mi sembrava di giungere alla realtà. Fino a quando mi sono accorto che creavo copie su copie, copie dopo copie, più o meno conformi all’originale, ma copie. Nel mio viaggio infinito tra mente e mondo, mi sono inventato tante spiegazioni per poi verificarne il fallimento. A un certo punto ho cominciato a capire che forse proprio in quel gioco tra realtà e copia stava la conoscenza che cercavo.

Proprio nel riconoscimento di questo movimento generativo sta la possibilità del lavorio culturale e educativo necessario per ogni ipotesi di emancipazione delle terre meridionali.

Il contrasto alla povertà culturale e educativa mediante l’attivazione di reti di relazioni in comunità educanti: famiglia, scuola, spazi pubblici di prossimità, musei e arte pubblica, mondo digitale è forse la via più importante per l’emancipazione delle comunità che vivono nei territori dell’Irpinia.

È però allo stesso tempo la via più trascurata e bisognerebbe chiedersi perché.

Lo scopo di interventi che vadano in questa direzione dovrebbero riguardare l’elaborazione, la sperimentazione e la validazione di una metodologia scientifica che dimostri come la bellezza (nel campo dell’arte visiva, della musica, del teatro, della danza, del paesaggio, dell’esperienza dell’altro, della cura dei luoghi, etc.) sia un’esperienza capace di estendere il potenziale degli individui da un punto di vista emozionale e cognitivo comportamentale, contrastando la povertà educativa e migliorando le condizioni di vita e, in ultima analisi, diminuendo i costi sociali.

Assumendo a riferimento il primato dell’azione nell’embodied cognition, è possibile individuare almeno cinque ambiti che chiameremo “arene emozionali-cognitive e educative”, in ognuna delle quali si generano criticità rilevanti i cui esiti si traducono in povertà educativa, e dove risiedono allo stesso tempo le potenzialità endogene attivabili che, secondo la prospettiva dell’action-research e con l’applicazione delle metodologie originali Research Based Learnig (RBL) e Experiment Based Learning (EBL), possono essere sostenute e combinate con risorse esogene per favorire processi di creatività e emancipazione individuale e sociale.

Istituzioni, società, individuo

L’individuazione e lo sviluppo di ogni persona avviene in processi intersoggettivi che hanno origine prima della nascita e si estendono, evolvendosi, per tutta la vita. In quei processi si generano le opportunità educative di crescita e sviluppo, ma anche i vincoli e i limiti allo sviluppo educativo individuale e sociale. Nell’intersoggettività, quella primaria e quella estesa, e nella molteplicità condivisa dei gruppi di appartenenza e di riferimento si creano le condizioni della povertà culturale e educativa. Del resto noi esseri umani ci creiamo e ci individuiamo nella risonanza incarnata con gli altri, dai caregivers, ai peers, fino alle relazioni asimmetriche con le diverse forme di autorità con cui interagiamo nelle nostre vite. La minorizzazione, l’esclusione, le diverse forme di mortificazione delle potenzialità individuali hanno origine nelle stesse dinamiche in cui si generano le esperienze di autorealizzazione, di affermazione di sé, di soddisfazione esistenziale. Ad essere diverse sono le esperienze educative e i modi in cui impattano sulle storie individuali e con le diverse personalità. Un’azione che voglia affrontare i problemi delle povertà educative e di emarginazione ed esclusione sociale deve intervenire operativamente laddove il disagio si genera, a partire dai vissuti concreti e ponendoli al centro per promuovere possibili processi emancipativi. Siamo angeli e demoni e qui sta la rilevanza del ruolo delle istituzioni e della socialità: da lì può venire l’emancipazione.

La bellezza e l’estensione di sé.

La bellezza è qui intesa come l’esperienza emergente di una risonanza particolarmente efficace tra individuo, altro/i e mondo, tale da estendere le potenzialità individuali, effettive e residue, in modi e profondità che senza quella esperienza non si sarebbero verificati [cfr. U. Morelli, Eppur si crea. Bellezza creatività, vivibilità, Città Nuova, Roma 2018]. Tanto più elevata può essere la risonanza e, quindi, l’estensione, quanto più l’esperienza coinvolge i sistemi emozionali di base ed è sostenuta socialmente.

È proprio la bellezza il fulcro operativo su cui bisognerebbe puntare, nel momento in cui risulta ampiamente verificato sperimentalmente e tuttora non falsificato, che la mobilitazione dei processi biopsichici da parte delle esperienze estetiche può condurre a particolari forme di valorizzazione delle potenzialità soggettive, sia nell’educazione che nella cura di sé, degli altri e dell’ambiente. Il ruolo dei sistemi emozionali di base risulta cruciale per lo sviluppo cognitivo, così come le esperienze sensori-motorie sono sempre più riconosciute come costitutive della conoscenza incarnata (embodied cognition). Per affrontare il problema dell’impoverimento culturale e educativo, la bellezza, in quanto essenziale e principale attivatore dei processi emozionali, svolge una funzione di particolare importanza nell’esperienza individuale e nella molteplicità condivisa che caratterizza le reti sociali nelle comunità educanti, a scuola, in famiglia, nei gruppi di riferimento di prossimità, con il coinvolgimento delle istituzioni museali e artistiche, nei gruppi sportivi e nell’associazionismo.

Azione necessaria

Accedere a estensioni delle possibilità, anche residue, che senza l’esperienza di bellezza non sarebbero state accessibili, è una via decisiva per affrontare la povertà culturale e educativa. Le azioni devono perciò tendere, secondo i principi dell’action-research connessa all’applicazione dei criteri di Research Based Learning, di seguito esplicitati, ad intervenire per l’attivazione operativa e concreta dei sistemi emozionali-cognitivi di base quali: la relazione col mondo esterno, la struttura del desiderio e la propensione alla ricerca, per soddisfare bisogni; l’elaborazione efficace di situazioni che causano paura; l’elaborazione di “oggetti frustranti” e spesso distruttivi, basata sulla rabbia; il congiungimento e ri-congiungimento con le figure di attaccamento, la separazione dalle quali genera panico; il prendersi cura di sé e degli altri; la giocosità con gli altri e il mondo. I principi e i criteri essenziali e fondanti delle azioni, al fine di renderle operative, sono i seguenti:

  • assumere le pratiche e i saperi in uso, nonché le reti relazionali esistenti, per quanto critiche e causa di impoverimento educativo, come l’effettiva base di partenza di ogni azione;
  • individuare le forme di conoscenza e di azione endogene che costituiscono l’habit in cui le persone si riconoscono e si sentono appartenenti, ma che costituiscono contemporaneamente strutture di resistenze al cambiamento e all’innovazione;
  • restituire ai gruppi di soggetti coinvolti, in forma di rispecchiamento, i risultati dell’esame di realtà, per sviluppare consapevolezza e presa di coscienza dei vincoli e delle risorse endogene attivabili;
  • costituire gruppi di formazione-intervento per mobilitare le risorse endogene disponibili e attivabili sia in termini di mezzi che di competenze e saperi situati;
  • tradurre con gradualità progressiva le conoscenze in azione, formalizzando progetti concreti di intervento; documentando i primi risultati e restituendoli ed evidenziandoli, in modo da porli a fondamento dei successivi passi applicativi;
  • definire scelte organizzative nei gruppi attivi in modo da garantire guide sicure, motivazioni dei partecipanti, coordinamento operativo, obiettivi progressivi da raggiungere, valutazioni in itinere;
  • curare la diffusione dei risultati e attivare confronti in itinere per la ridefinizione degli obiettivi adattandoli ai cambiamenti generati e a quelli richiesti dall’evoluzione dei fenomeni affrontati;
  • trasformare la metodologia d’intervento in una prassi corrente in possesso dei gruppi e delle comunità per affrontare i problemi e i progetti di gestione e innovazione relativi alla cultura, all’educazione, all’integrazione e alla differenziazione generazionale.
  • Schermata 2018-12-28 alle 14.48.43.png
  1. Famiglia: azioni di counselling e di sostegno alla coppia e ai genitori per promuovere buone pratiche, azioni educative e valorizzazione dei modelli esistenti.
  2. Spazi di vita: la vivibilità urbana è la prima palestra educativa alla cittadinanza. In particolare in un tempo di spaesamento appare importante rendere vivibile e accessibile lo spazio urbano ai bambini e agli adulti per la loro socializzazione attiva per il riconoscimento delle possibilità derivanti dalla socialità, per l’apertura a esperienze plurali per lo sviluppo del senso civile di appartenenza. Spesso gli spazi non sono animati e non danno possibilità di sperimentare e sperimentarsi all’interno dei luoghi all’aperto. È necessario mirare a sviluppare aree urbane destinate a questo scopo attraverso l’installazione di artefatti che possono prendere il nome di Parchi Gioco Evoluti.
  3. Scuola: le conoscenze e le prassi necessarie per cambiare idee e comportamenti riguardo alla vivibilità, all’ambiente, al paesaggio e alla cura delle risorse richiedono oggi un deciso investimento educativo. Il progetto si rivolge ai bambini della scuola elementare e prevede sia attività in aula che attività esterne, con il coinvolgimento dei genitori.

Gli insegnanti, a partire da un opportuno aggiornamento, possono lavorare in aula con i bambini sui temi della biodiversità, dell’ambiente, del paesaggio e dei limiti delle risorse disponibili. I bambini saranno aiutati ad appropriarsi del metodo Research Based Learning che utilizzeranno con le famiglie e col territorio per individuare la metà delle risorse naturali in ogni ambito, che possono essere messe gradualmente a riserva per essere salvaguardate e per favorirne la rinnovabilità.

I genitori saranno coinvolti per aiutare i bambini nell’attività di ricerca esterna alla scuola, con un’azione educativa a loro rivolta. Nello svolgimento delle attività di ricerca saranno interessate le famiglie delle comunità di riferimento per raccogliere dati e informazioni che saranno poi elaborate dai bambini e dagli insegnanti a scuola, al fine di giungere ad approfondire i temi di contenuto e a individuare le risorse prioritarie da salvaguardare con un rapporto finale emergente dalla ricerca, da presentare alle amministrazioni locali per essere concretamente tradotto in azioni di miglioramento della vita urbana e sociale.

  1. Istituzioni educanti: la bellezza è qui intesa non solo come esperienza estetica, ma come una delle modalità più importanti medianti cui l’uomo può relazionarsi con il mondo e con gli altri esseri umani. I musei, i teatri, le gallerie d’arte e altre imprese culturali e artistiche, diventano un luogo, uno spazio disegnato e curato dall’uomo, dove le peculiarità e la bellezza del territorio di riferimento sono portati alla luce attraverso la potente mediazione del linguaggio dell’arte e dove il legame tra natura e uomo si fa ancora più tangibile. La cura può diventare una vera e propria palestra emozionale, dove viene resa feconda e generativa l’esperienza del sublime, ma soprattutto diventa possibile accedere a parti di ognuno che resterebbero inaccessibili senza quelle esperienze. Sono proprio quelle parti di ognuno di noi che possono consentire e sostenere processi di cura e emancipazione diversamente irraggiungibili e irrealizzabili.

I progetti devono nascere con lo scopo specifico di valorizzare attraverso la comunicazione artistica e la formazione il senso e le competenze del “prendersi cura”, sia delle persone che dell’ambiente, con scelte di metodo e contenuto innovativi e di particolare coerenza e rilevanza.

Schermata 2018-12-28 alle 14.48.55.png L’articolazione tra seminari e laboratori di formazione coerenti con il contesto culturale e naturale di riferimento può generare azioni capaci di innovare le strategie di cura mettendo al centro: arte, natura, cura.

Prendersi cura richiama una delle fondamentali emozioni di base di noi esseri umani. Non si tratta certo di una struttura emozionale solo umana. Molte sono le specie, oltre ai mammiferi, che dedicano particolari e ampie manifestazioni alla cura. Essa è rivolta non solo ai propri simili e principalmente alla prole e a chi ha bisogno, ma anche all’areale e all’ecosistema di appartenenza. Curare, essere accurati, curarsi, prendersi cura, o trascurare, essere incuranti, avere incuria, sono espressioni di particolare intensità semantica e esperienziale.

Una società si distingue per come è in grado di prendersi cura delle differenti possibilità dei suoi membri e dei contesti della vita. I bambini crescono in un’atmosfera di civilizzazione o di disagio a seconda della prevalenza o deficienza di una cultura della cura. La stessa cultura, affine alla coltura, al “colere”, ha decisamente a che fare con la cura e per molti aspetti la contiene e da essa deriva.

Il progetto che si intende proporre mirerà a formare e aggiornare le competenze professionali della cura mediante percorsi di intervento che, connettendo l’azione professionale all’arte e alla natura, siano in grado di valorizzare le capacità di chi cura e delle persone curate, anche quando queste ultime sono portatrici di capacità residue, puntando alla generatività e alla creatività come tratti caratteristici specie specifici degli esseri umani.

  1. Mondo digitale e virtuale: Per approfondire il ruolo delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione nell’esperienza, nelle relazioni e negli spazi di vita nell’infanzia, nella preadolescenza e nell’adolescenza è importante considerare il rapporto tra l’origine stessa della comunicazione della conoscenza nell’apprendimento umano e la situazione attuale. Abbiamo iniziato a scrivere su una tavoletta incerata e siamo tornati a scrivere e comunicare mediante una tavoletta, il tablet. Ogni grande trasformazione richiede un salto di qualità nell’educazione, in famiglia e a scuola, per non subirne gli effetti ma soprattutto per l’utilizzo efficace e innovativo delle sue potenzialità. La ricerca di condizioni per favorire un utilizzo innovativo ed evoluto delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione comporta l’esigenza di svolgere incontri laboratoriali per definire con i bambini e gli adolescenti come percepiscono le tecnologie, come se le rappresentano e danno loro significato. Nel corso degli stessi laboratori saranno sviluppati metodi e strumenti applicativi in campo educativo da utilizzare a scuola e nelle famiglie.

Lo sviluppo di azioni educative per sostenere la consapevolezza, l’esperienza e la capacità d’uso consapevole delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione da parte dei nativi digitali, sia nell’apprendimento che negli ambienti di vita, richiede oggi un salto di qualità di natura metodologica, in grado di combinare:

  • l’evoluzione delle conoscenze nel campo della didattica con un passaggio necessario da un’educazione basata sull’insegnamento a un’educazione basata sull’apprendimento;
  • gli approdi attuali degli studi sulla percezione, l’informazione e la comunicazione riguardo alla crescita delle generazioni che sono native digitali, nonché delle implicazioni educative.

I progetti di laboratorio di formazione-intervento per le scuole primarie, secondarie di primo grado e di secondo grado mira a favorire l’apprendimento riguardo al rapporto e alle interdipendenze tra il sistema cervello-mente-relazioni di apprendimento e le tecnologie della comunicazione e dell’informazione. L’attenzione educativa che pone al centro la storia individuale, gli orientamenti e la percezione degli alunni può essere sostenuta dalle teorie e dai metodi delle scienze della mente per favorire apprendimenti specifici e innovativi finalizzati a un uso consapevole e evoluto delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione.

L’obiettivo generale dei progetti è la messa a punto di un approccio didattico per i docenti delle scuole primarie e per le famiglie nell’insegnamento “preliminare e complementare” dell’uso consapevole e evoluto, critico ed efficace delle tecnologie tablet e degli schermi in generale .

I risultati attesi delle azioni progettuali possono essere in grandi linee raggruppati in due tipologie:

  1. i primi, di carattere specifico, possono essere fatti risalire all’attività formativa con ogni scuola e ogni classe (i destinatari diretti dell’azione sono sia i docenti che gli allievi coinvolti nel progetto);
  2. i secondi, di carattere più generale, sono da inscriversi nella definizione di un nuovo approccio didattico all’insegnamento basato anche sul tablet e sugli schermi (destinatari diretti sono tutti i docenti delle scuole primarie interessati ad aggiornare il proprio modo di insegnare e le famiglie).

Le iniziative saranno svolte attraverso il metodo dell’experiment based learning [EBL]. Tale metodo prevede che i soggetti protagonisti siano gli alunni, in modo da ricavare una verifica, sia dei risultati in termini di apprendimento che della validità interna e ed esterna del metodo utilizzato.

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