Il sistema Avellino: la città è abitare e muoversi

di UGO SANTINELLI.

La città degli anni cinquanta ruotava attorno al mercato mattutino: una funzione in un raggio di poche centinaia di metri. La funzione era duplice: l’approvvigionamento per i pasti quotidiani, la riaffermazione dell’essere cittadini nel vedere e nell’essere visti, nell’ascolto e nell’essere ascoltati. Anche i percorsi dei trasporti pubblici, inter ed extra, convergevano sulla piazza “centrale” o in adiacenza.

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Dopo più di mezzo secolo, attraverso fasi e mutamenti nei consumi e nelle abitudini, le funzioni sono diventate plurali; i raggi d’azione, le percorrenze, le relazioni si manifestano moltiplicate, sovrapposte, contrastanti. Indebolimento della cittadinanza. Ciò che è centro è anche periferia, al margine concreto e percepito.

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Pesa sull’urbanistica avellinese attuale lo sfrangiamento del tessuto abitativo e l’intasamento dei percorsi, l’anonimato delle relazioni svolte lungo le strade e nei luoghi pubblici; rendono meno “centro” alcuni luoghi della città.

Le periferie perpetuano ed immiseriscono lo schema postbellico dei nuovi quartieri popolari ad esclusiva funzione abitativa.

La crisi e l’emarginazione del territorio meridionale hanno prosciugato, bloccato domanda e offerta abitativa . Massima attenzione dell’agenda politica cittadina alla residenza abitativa e al criterio della perequazione: terminata la stagione antisulliana, qui più tardi che altrove.

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Gli elaborati Gregotti-Cagnardi:

  1. Risposta necessitata ai precedenti elaborati Petrignani, l’ipotesi della grande Avellino centripeta, solo spugna assorbente, e il tentativo di riammagliare gli insediamenti postsisma solo con una rete stradale.DSCN8264
  2. Il tentativo di ricentrare Avellino attraverso la porta interna Autostazione (Petrignani) – Parco Centrale, di leggere la città in modo nuovo, come spazio di incroci tra flussi multidirezionali e multiformi.
  3. L’inizio di trasformazione del traffico veicolare da individuale in collettivo, attraverso lo schema della fibula, l’ovale in superficie per i mezzi di trasporto collettivo, la strada di attraversamento trasversale in profondità.

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Gli attrezzi del futuro:

  1. Comprendere Avellino nel territorio regionale, nella rete di funzioni. La nuova mappa mentale inter ed extra. Cambiare abitudini ed attitudini.
  2. La sostituzione edilizia e funzionale. Il riaddensamento tendenziale del tessuto urbano. Dal nuovo abitare all’abitare in modo nuovo la città ed il territorio, l’interno e l’esterno della residenza.
  3. La cinematica complessiva, urbana ed extraurbana. Liberare gli spazi di percorrenza. Il mito della singola tecnologia. Certezza dei percorsi. Certezza dei tempi di percorrenza. Intermodalità. Convergenza con la Giunta Regionale della Campania.
  4. La sostenibilità ambientale del tutto. L’inquinamento da traffico ne è la componente maggiore. Misure per l’isolamento di facciate e tetti degli edifici, per il controllo delle temperature interne e l’efficienza delle caldaie. Incremento della piantumazione di cortine arboree.

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Misure immediate da sperimentare:

  • Apertura autostazione, riarticolazione di alcuni dei percorsi extra-urbani, apertura del parcheggio annesso.
  • Riarticolazione dei percorsi attuali degli autobus urbani, inserendo l’utilizzo di quello previsto per la circolare (metro leggera).
  • Ridurre i percorsi dei veicoli privati ed indirizzarli verso le aree di parcheggio esistenti; eliminazione di alcuni dei parcheggi lungo le strade principali.
  • Revisione degli orari di scuole, uffici, servizi e commerci, a scalare.

 

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Il vecchio, buon Ludwig von Bertalanffy ( Teoria generale dei sistemi ): la città di Avellino come un sistema aperto.

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