Nessuno può farcela da solo.

ASSOCIAZIONE “CONTROVENTO” AVELLINO.

L’associazione “Controvento” registra con sconcerto l’ultimo annuncio del sindaco di Avellino, Gianluca Festa, il quale ha dichiarato di aver varato il “dream team” – definizione sua – che dovrà indicare alla città la strada della ripresa dopo l’emergenza da Coronavirus. Si tratta dei nomi di tre professionisti, ovviamente saggi, che presto potrebbero diventare quattro, a cui è stato affidato un compito di estrema delicatezza. Non si sa ancora se saranno soltanto consiglieri o consulenti o che cos’altro: vanno comunque ad aggiungersi a fantomatici assessori, agli esperti, ai vari tecnici a vario titolo intesi che affollano il pensatoio avellinese.  Soltanto in teoria, perché nella pratica idee, progetti, proposte e ipotesi di lavoro non se ne sono viste.

A tanto numero di personalità l’associazione “Controvento” non ha alcuna intenzione di aggiungersi. Vuole soltanto richiamare l’attenzione generale su alcune questioni che nello scenario politico avellinese e provinciale – ridotto ormai al deserto più totale e allo squallore più acuto – non sono state colte.

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Avellino non è una repubblica autonoma . Il sindaco Festa dovrebbe farsene una ragione:  Avellino si trova in Irpinia e l’Irpinia è una provincia della Campania. Fuori da tale contesto, ogni provvedimento  rischia di ridursi alla velleità sbraitante di amministratori in cerca di visibilità, che non hanno ancora capito che la campagna elettorale è finita.  Possibile che si ragioni ancora nella dimensione della separatezza e non aprendosi alla necessità di un progetto Irpinia, di un destino comune?

Oggi più che mai c’è bisogno del coinvolgimento delle forze sociali e produttive in modo da conquistarsi una praticabile visione per il futuro e lanciare un autentico Patto per l’Irpinia.

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Ci sono alcuni capitoli essenziali che “Controvento” pone al centro del dibattito che da subito dovrebbe essere aperto:

  • Ristrutturazione totale del sistema dell’assistenza sanitaria sul territorio. L’emergenza da Coronavirus ha evidenziato gravissime contraddizioni, inadeguatezze e deficienze di un impianto che negli anni è stato penalizzato e devastato dall’invadenza della politica, dalla convenienza e dalla superficialità nelle scelte, dai tagli finanziari e dalle riduzioni di personale. Quanto è accaduto in questi giorni è il risultato inevitabile e annunciato di una cattiva amministrazione della sanità in Irpinia e in Campania. Occorre mutare registro e avviare un confronto serrato con la Regione.
  • Va ridisegnata l’offerta di assistenza sul territorio. L’Irpinia è una provincia abitata da una presenza umana fragile e anziana: lo schema con cui si è articolata la politica del welfare sul territorio irpino deve tenerne conto e attrezzarsi per aver cura di un quadro sociale che dall’emergenza uscirà a pezzi.
  • Mai come in questo periodo la questione della sicurezza sui posti di lavoro è prioritaria. Ogni fabbrica, ogni ufficio, ogni laboratorio, ogni luogo di produzione dovrà essere attrezzato e nella provincia dell’Isochimica non si potrà transigere.
  • Gli edifici destinati all’istruzione sono in grado di adattarsi alla nuova regolamentazione? Garantiranno lo svolgersi delle lezioni? Quanti istituti sono stati nelle condizioni di attuare l’insegnamento a distanza? Ci sono mezzi e strumenti a sufficienza?
  • Ancora più urgente appare il problema del trasporto pubblico. I dispositivi che saranno individuati dimezzeranno il numero dei posti disponibili sui bus urbani ed extraurbani a fronte di un servizio di collegamento che vive ormai soltanto su gomma. Che cosa l’Irpinia intende dire alla Regione Campania in merito?
  • A cominciare proprio dal Comune di Avellino, la pubblica amministrazione sta imparando la lezione dell’emergenza? Diverrà capace di rispondere alle nuove esigenze con una capacità e una celerità che fino a oggi sono state rare?
  • Avellino e l’Irpinia sono servite da banda larga? La città e gli altri centri reggeranno il carico dei collegamenti in rete, pubblici e privati, ormai necessari e obbligatori?
  • Il settore agroalimentare – più che il turismo, ridotto a una enunciazione puramente retorica – stava per assurgere a vanto dell’attività produttiva dell’Irpinia. Ora, che cosa ne sarà? Legare le aziende al polo scientifico che nonostante tutto esiste ad Avellino – Corso di laurea in Viticultura ed Enologia dell’Università “Federico II” e Cnr Scienze dell’Alimentazione – rappresenta l’opportunità per misurarsi con la crisi e uscirne per la strada maestra.
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Insomma: l’Irpinia intera oggi è chiamata a pensare un modello di vita e di sviluppo per il suo futuro. L’associazione “Controvento” si è sforzata di dare il suo contributo.           

Nessuno può farcela da solo.

 

 

Le foto sono di Ugo Santinelli

 

 

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