Gattologia

di CARLA PERUGINI.

Ebbene sì, lo ammetto, sono anch’io devota di una confessione che, pur dichiarandosi del tutto laica, possiede atteggiamenti, pratiche e venerazioni degne di qualsiasi fede: sono una gattolica praticante.

No, non è un refuso di battitura: seguendo l’ingegnoso gioco di parole di un recente titolo a stampa (Alberto Mattioli, Il gattolico praticante) proclamo apertamente la mia assoluta devozione verso il felino domestico, scientificamente etichettato sotto la boriosa classificazione di “Felis silvestris catus”, che il suddetto ignora olimpicamente, facendosene, è il caso di dirlo, un baffo. Infatti uno dei segni distintivi del mio adorato è la sua sprezzante superiorità rispetto a tutto quanto noi del genere Homo tentiamo da sempre di affibbiargli, in un sempiterno duello che ci vede inevitabilmente soccombenti rispetto a un essere vivente la cui anarchia è pari soltanto alla nostra dipendenza dai suoi capricci.

Bizzarro e svagato idoletto da cortile, da appartamento condominiale o da reggia, il gatto solo apparentemente accorre ai nostri richiami adirati o amorosi: in realtà egli arriva quando ne ha voglia o bisogno, usandoci come un servitorame tanto più dipendente da lui quanto più s’illude di esserne il padrone. Questo termine, da noi adoperato, è quanto meno improprio: il gatto non riconoscerà mai la sua controparte umana come tale, essendo uno spirito libertario e, bisogna ammetterlo, anche piuttosto libertino. Se libero di muoversi, infatti, egli tenderà ad accoppiarsi in media ogni due mesi, disseminando per il mondo infinita prole che, con la sua irresistibile mimica, provocherà una tenerissima attrazione e una invincibile tentazione di adozione da parte di ampia parte della popolazione terrestre, che si farà così portatrice di nuovi e indissolubili legami fra le due razze.

Attualmente condivido la casa con tre rappresentanti del mondo felino. Impossibile classificarli sotto un’unica definizione: ognuno ha un proprio carattere, proprie preferenze e idiosincrasie. Non nego di aver ormai appreso il loro linguaggio, che è più ricco e multiforme di quanto si possa immaginare, munito com’è di una discreta varietà di modulazioni di suoni, della mobilità dello sguardo, dell’uso sapiente ,del corpo e della coda. Inutile aggiungere che a loro volta i gatti comprendono l’italiano molto più di quanto vogliano farci credere con l’occhio sornione e l’indolenza o la repentinità delle loro mosse. Essendo laureata in lingue, interpreto senza difficoltà le loro richieste e i loro dinieghi, venendone ricompensata con fusa, strusciamenti e condivisione di letti e poltrone.

Come informazione finale vi dirò che i gatti raramente li ho cercati: molto più spesso ne sono stata prescelta, essendosi essi presentati nel mio giardino o avendoli riscattati da abbandoni altrui. Ma non me ne pento: se visti di profilo, come non riconoscere in loro una divina discendenza dagli dei egizi?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...