Ripensare Avellino, la città riparte dalla coda

di AUGUSTO CAGNARDI *.

Da Avellino mi giunge la richiesta di un commento alla relazione “Infrastrutture e connessioni: il ruolo della città di Avellino nello sviluppo della Provincia e per il riequilibrio della regione Campania”.

Ho conosciuto Avellino molti anni fa. Non la ho dimenticata. Una città non è solo la composita geometria delle strade tracciate sul terreno, l’insieme dei volumi edilizi, la concentrazione o la dispersione degli alberi, in sintesi tutto ciò che il nostro occhio riesce facilmente a percepire ed anche la nostra mente ha imparato a riconoscere senza vedere o ad intuire. E’ anche ciò che i suoi abitanti (utenti, utilizzatori) dicono o fanno per vivere ed adeguare continuamente la propria esistenza nella città.

I piani urbanistici sono gli strumenti pubblici con i quali il progetto della città ne regola le modificazioni.

Da dove nascono i piani urbanistici? Dalla società locale, dalle convinzioni, dai confronti democratici fra gli abitanti, dalla politica, dalle opinioni più forti, dalla evoluzione della democrazia. Nulla è prefissato, è sempre in evoluzione come le descrizioni e le storielle sulla città.

Una storiella sulla città.

“Il Convitato di pietra” è sbalordito. La sua presenza sembra superflua. La cena tradizionale è già stata consumata, anche il brindisi con il Marzemino. Ora occorrerebbe lasciare spazio per immaginazioni nuove. Non occorrerebbe ripetere e densificare la città esistente. Piuttosto esplorare nuove formule, aprire nuovi orizzonti per i giovani, approfittare della difficile digestione, relativa al recente passato, per reagire accumulando energie, cambiando attitudini, scoprendo il nuovo, altrimenti si squarcia il pavimento e tutti precipitano.

Il Convitato di pietra però può suggerire.

Perché non partire dalla coda?

“Nature first”, si dice. La città e la natura sono due parti complementari ed opposte dell’ambiente umano e naturale.

L’egoismo della società umana da gran tempo ha fatto prevalere la città, o meglio l’insediamento umano. Tanto che per natura si intende ciò che residua. Nelle aree urbane è assai poco, in aree ambientali può arrivare ad essere quasi tutto.

Partendo dalla coda, cioè evidenziando le iniziative che possono prendere corpo nell’impianto generale della città ed esaltando quelle che rendono più evidenti l’insieme ambiente e condizione urbana, si possono elaborare obiettivi che perseguono la realizzazione di ambienti urbani compositi, ricchi nell’unità e nella complessità, nel pieno e nel vuoto. La città non è solamente l’accostamento di nuove edificazioni a quelle già esistenti. Esempio, la realizzazione dei parchi urbani. Non si tratta semplicemente di aree vuote, non edificate, ma di pause più o meno estese, prossime agli edifici in cui si possono celebrare tutte le iniziative impedite dalla necessaria erezione di “muri”. Al contrario le radure nel verde non sono buone occasioni da riempire di edifici e di muri ma condizioni irrinunciabili per l’esistenza e la sopravvivenza dell’ambiente in cui viviamo.

Partendo dalla coda è più facile comporre ambienti attrattivi e meno congestionati (compressi) di quelli che troviamo nel centro saturo delle città.

Si tratta di sostituire il termine “periferia”, che sempre dipende da un “centro”, con i termini di “territorio” nel quale sono compressi gli ambienti del nostro pianeta che si intende utilizzare e quelli che si ritiene indispensabile salvaguardare.

La visione della città che intende regolare tutto lo spazio fisico a disposizione non è solo ciò che si ritiene utile per vivere, lavorare, camminare… E’ molto grande perché aggrega questioni non secondarie come l’ambiente naturale, la vita, il lavoro, il commercio, l’educazione etc.

Per aggregare positivamente queste funzioni non è sufficiente aggiungere, occorre “ripensare” il territorio nel suo insieme ed elaborare nuove sintesi tra le diverse parti finora antitetiche.

Solo successivamente prende senso rivedere le singole parti e ricalibrare l’insieme ricomponendo e finalizzando quello straordinario insieme di singole iniziative che è la città.

  • Architetto e urbanista, autore del Piano urbanistico comunale di Avellino

Le foto sono di UGO SANTINELLI

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