Appunti di viaggio nel lockdown.

di VINCENZO BRUNO.

Il lockdown ci ha costretti al confinamento nelle mura domestiche. Improvvisamente si è fermato il tempo. Il silenzio immobile, irreale, che ha avvolto tutto intorno a noi, ha dato spazio e risonanza a pensieri sulla nostra condizione e sui problemi, che la grande epidemia ha generato all’improvviso per oltre sette miliardi di abitanti della terra. Dal disastro globale, dalle colonne dei camion funerari, da quel dolore infinito, da quella natura straziata e che straziava, dal silenzio e dall’oscurità ci arrivava anche un messaggio?

Le mie riflessioni sono partite dallo spettacolo di conflittualità che la politica ha offerto ai nostri occhi in quei giorni. L’epidemia, scoppiata all’improvviso con violenza in alcune parti del nostro paese, rischiava di estendersi all’intera nazione e Il paese è stato a un passo dal disastro totale e irrimediabile.In quella situazione il nostro personale sanitario è stato un grande esempio di solidarietàe di dedizione umana. In una situazione così grave anche tutta la politica avrebbe dovuto dare una immagine di unità e coesione nell’interesse del paese.

Quando la barca è nella tempesta, i marinai devono remare per portarla in salvo e non dovrebbero darsi a malmenare il comandante. Una volta raggiunta la salvezza, potranno essere tirate le somme e potranno farsi i conti di tutto. Altrimenti la barca cola a picco nella tempesta.

Lo scenario, che invece è stato offerto ai nostri occhi, mi ha indotto a riflettere sulla condizione della politica e della società nel nostro paese, ho pensato alle cause di questo dissesto diffuso e mi sono chiesto se la democrazia nel nostro paese avesse mancato alle sue promesse.

La democrazia, per funzionare nel suo modo fisiologico, richiede che il popolo abbia maturità di coscienza civile e morale. A questo fine gli uomini in ogni momento della vita, come in un cammino, dovrebbero scoprire e coltivare i valori, che scandiscono il luoghi della loro crescita personale e umana e che sono formativi della loro coscienza.

Il valore della famiglia come luogo degli affetti fondamentali, che ci preparano al salto verso la vita,il valore della scuola come luogo dell’apprendimento e della coltivazione delle personalità, quello della cultura come memoria del passato, comprensione e costruzione del presente, previsione e programmazione del futuro per quelli che verranno dopo di noi, quello della convivenza sociale come luogo di incontro e di crescita insieme agli altri e ai diversi, di ogni colore della pelle, sesso, cultura, religione.

Vanno scoperti sensi e significati.

Il senso del civismo, dello stato, della giustizia, dell’onestà, della verità, dell’amicizia, delle cose semplici, dei fatti al posto delle parole, del silenzio, della religiosità interiore, dell’anima delle cose che sembrano inanimate, il senso del bello, il rifiuto di ciò che non ha senso, del superfluo. Tutta questa conquista di valori, tutta questa ricchezza, tutto questo suo essere, pieno e vero, dell’uomo, l’uomo lo deve riversare ed esprimere in sintesi nella sua coscienza e nel suo impegno civico rivolto a un rinnovamento della politica.

Ma la coscienza degli uomini deve elevarsi al di sopra delle prospettive personali e di quelle limitate al proprio ambito politico, sociale ed economico. E’ necessario “volare più alto”, al di sopra delle nostre limitate mura domestiche, oltre i nostri piccoli o grandi campanili di paesi e di città, al di sopra dei nostri più vasti e tuttavia a volte più angusti limiti regionali, e più in alto ancora, oltre il nord e il sud del nostro paese, oltre gli egoistici confini delle nazioni e delle “piccole patrie”, e ancora più in alto, al di sopra delle coalizioni e unioni di stati, oltre anche i continenti e oltre il nord e il sud di tutto il mondo. In una visione sempre più ampia, comprensiva, complessiva. Perché, oggi, il problema, che la pandemia mette sotto i nostri occhi, è globale.

Lo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali del pianeta, la distruzione dei polmoni verdi della terra, la contaminazione degli habitat terrestri e marini, il riversamento nell’atmosfera e nei mari di quantità immense di gas, che provocano l’elevazione delle temperature sulla terra, lo scioglimento dei ghiacci e l’innalzamento del livello degli oceani, stanno portando allo sconvolgimento degli equilibri ecologici fondamentali del pianeta. E in modo sempre maggiore la voce dei giovani fa sentire al mondo la denunzia e la protesta per questi disastri ambientali. In conseguenza di questi guasti si stanno generando in territori sempre più vasti della terra condizioni climatiche proibitive, che si aggiungono a situazioni endemiche già estreme di povertà e malattia per vaste masse di popolazioni. Per sopravvivere, un numero sempre maggiore di esseri umani cerca di emigrare verso altri territori e nazioni. Stiamo vedendo solo le prime avvisaglie di queste migrazioni. È un fenomeno inarrestabile, che, se non viene governato pacificamente, deflagrerà, assumendo dimensioni enormi e forme tragiche bibliche. Le nostre civiltà tecnologiche, complesse e sofisticate, sono enormemente vulnerabili da quelle che potrebbero essere le deviazioni ostili di questo fenomeno. Il rischio terroristico, in ogni sua forma, è molto alto. Nella rete internet “oscura”, non nota ai più, circola e si commercia di tutto. I fenomeni migratori, che coinvolgono masse sempre maggiori di esseri umani, stanno avvenendo

anche per molte specie animali. La desertificazione sempre più estesa degli habitat naturali spinge specie selvatiche finora relegate in zone remote della terra a migrare verso territori in precedenza riservati prevalentemente all’uomo e alle specie animali domestiche.

Per effetto di queste migrazioni si sta creando una contiguità sempre più spinta tra l’uomo e nuove specie selvatiche e questo espone l’uomo al contatto più frequente e ravvicinato con microrganismi, batteri e virus, sconosciuti all’uomo e al suo sistema immunitario, che sono ospiti comuni di animali selvatici. I virus, in particolare, sono entità biologiche primordiali, che esistevano sulla terra molto prima che vi comparisse l’uomo. Sono esseri ai confini della vita, non organismi vivi, non cose biologicamente inerti.

Non essendo organismi e quindi non avendo un proprio metabolismo, per riprodursi hanno bisogno di penetrare nelle cellule di organismi viventi, infettandole. Popolano quasi tutti gli habitat e costituiscono l’entità biologica più abbondante in assoluto sulla terra.

Anche queste entità biologiche elementari obbediscono alla legge fondamentale della vita, che obbliga ogni essere a riprodursi e a propagarsi nell’ecosistema che lo ospita, operando in competizione e, se ne necessario, a danno delle altre forme di vita presenti in quell’ecosistema.

L’uomo è l’ospite e la preda perfetta di questi nuovi agenti patogeni, perché è abbondantissimo in natura, è in continuo contatto con gli altri esemplari della sua specie, è privo di difese, perché il suo sistema immunitario non li conosce, ed è capace di spostarsi rapidamente in ogni luogo della terra e quindi di propagare in poco tempo il contagio ovunque.

L’unica esile difesa, che protegge l’uomo da questi virus, è la barriera di specie. Il virus ospite di una specie animale non è in grado per lo più di infettare un individuo di una specie diversa, quale è quella umana. Ma la contiguità stretta tra queste specie e il reiterato contatto tra i rispettivi esemplari provoca la mutazione del virus, che si adatta al nuovo genere di ospite, diventando capace di infettarlo.

Negli ultimi decenni sono scoppiate in varie parti del mondo numerose epidemie di questo genere, alcune delle quali anche più letali di quella attuale, che provvidenzialmente l’uomo è riuscito a curare in parte o a contenere in territori circoscritti (HIV, virus dengue, ebola, febbre suina, sars, influenza aviaria, morbo della mucca pazza, zika, coronavirua felino, virus del nilo).

E’ molto probabile che altre epidemie di questo tipo possano scoppiare nel mondo nei prossimi anni ed è anche possibile che lo scioglimento dei ghiacci e dei permafrost risalenti a ere glaciali, dovuto all’aumento delle temperature terrestri, possa liberare altri agenti patogeni, estranei agli attuali ecosistemi. Dalla distruzione umana che la pandemia ha provocato e dal disastro economico e sociale che essa ha lasciato dietro di sé, come la scia di un immenso tsunami, arriva agli uomini un messaggio. Il mondo, costituito da un complesso insieme di elementi in equilibrio, è uno, connesso, interdipendente, unico, per cui le condizioni di povertà estrema di una parte degli esseri umani, in qualunque parte del pianeta essi vivano, e gli squilibri dell’ambiente, dovunque avvengano, mettono in pericolo la esistenza di tutto l’insieme. Un essere invisibile, che la follia dell’uomo ha liberato dalla sua nicchia biologica in qualche angolo remoto della giungla, è arrivato fino ai grattacieli maestosi delle città mastodontiche e fino alle umili capanne di villaggi ai confini della civiltà, in breve tempo ha raggiunto ogni parte della terra e ha seminato dappertutto devastazione. E’ stato solo un avvertimento di quello che potrà succedere, se l’uomo non rinsavisce.

Questo è il messaggio, che ci è arrivato dalla pandemia.

E a questo punto un pensiero per gli animali. Per gli animali selvatici, esseri straordinari per bellezza e perfezione. Essi sono il prodotto miracoloso della evoluzione di milioni di anni, se vivono nell’armonia e nell’equilibrio di una natura rispettata dall’uomo. Sono una minaccia per la specie umana, se abitano ecosistemi, che l’uomo ha sconvolto.

E un pensiero particolare per gli animali che vivono con noi. Hanno accompagnato l’uomo nella sua storia, docili, fedeli, pazienti, infaticabili, generosi, sensibili oltre l’umano. Da loro viene, proprio ai discendenti dell’homo sapiens, un addestramento di saggezza e semplicità. Sono i compagni speciali dell’uomo nel suo viaggio su una esile navicella, che naviga gli abissi forse verso una meta, forse verso il nulla.

Dunque il lockdown, il confinamento fisico, è diventato un luogo di tempo e di spazio da attraversare con le nostre riflessioni e scrivere questi pensieri è stato segnare un sentiero di ricerca, di comprensione, di speranza.

(Dedicato a Paola)

Le foto sono di Ugo Santinelli

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