La misura del limite

di UGO MORELLI.

Nel guardare una fotografia di Miguel Medina sulle operazioni per stendere i teli geotessili sul ghiacciaio Presena, al confine tra il Trentino Alto Adige e la Lombardia, ho provato un brivido di paura. Mi sono chiesto se sono solo, nel vivere questo sentimento durissimo, e se la cosa è già divenuta normale per la maggior parte di noi. Esiste oggi una nuova forza naturale che modifica la Terra, e siamo noi, il genere umano, la cosiddetta “specie saggia”. Solo un quarto di secolo fa sono stato in quei posti e ne ho scoperto l’integra meraviglia e la funzione ecologica, cioè come e quanto erano e sono importanti per la nostra vita. Siamo finiti rapidamente in un cambiamento globale che non è solo un cambiamento climatico. Parlando di cambiamento globale possiamo evitare di trattare l’ambiente come qualcosa di separato dalle vicende umane. Tutto quello che facciamo crea l’ambiente nel quale viviamo. Abbiamo sempre influito sul mondo che ci circonda, ma ora condizioniamo e trasformiamo in modo predominante l’ambiente da cui deriva la nostra stessa vita. I teli sul ghiacciaio Presena vengono montati regolarmente dal 2008 e servono a proteggere il ghiaccio che resta dai raggi solari. Dal 1993 si calcola che il ghiacciaio abbia perso circa un terzo del suo ghiaccio. Proteggerlo con quella soluzione costa circa trecentomila euro all’anno. Il cambiamento che cerchiamo in tutti i modi di rimuovere e di negare ci mette di fronte a una verità di particolare impegno: sono finite le condizioni eccezionalmente stabili iniziate circa diecimila anni fa, quando si affermò l’agricoltura, con tutti gli sviluppi successivi. In quegli sviluppi complessi la nostra specie non ha avuta la misura. Ce ne accorgiamo ora. La misura avrebbe dovuto essere quella del limite e della sostenibilità. Poche immagini sono più esplicite di quella fotografia che, tra l’altro, ci permette di fare un semplice esperimento mentale. Possiamo, infatti, chiederci quale preoccupazione ci viene in mente per prima: quella per l’economia turistica, per l’innevamento e per lo sci da discesa, o quella per l’acqua e la sua importanza vitale? Qui la questione non è se l’economia e il turismo sono importanti. È ovvio che lo sono. Mentre però l’economia è un fenomeno storico e le forme del turismo possono mutare e essere innovate – e bisognerebbe chiedersi perché la mentalità di chi dovrebbe innovare è così in ritardo – l’acqua è condizione della vita stessa, per noi e per tutto il sistema vivente. Quasi ogni creatura vivente, animale e vegetale è danneggiata oggi dalle azioni umane. Ne abbiamo una prova evidente e non falsificabile. Noi, in più, danneggiamo noi stessi e anche di questo abbiamo le prove. Siamo la specie che non solo sa, ma sa di sapere e possiamo ripensare i nostri modi di fare, agendo in tempo.

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