Una mappa-diario cinematografica per il giorno della Memoria.

di Bianca Maria Paladino.

Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, data in cui ogni anno vengono commemorate le vittime dell’Olocausto, uno dei più cupi passaggi della storia della civiltà. Molti sono i dibattiti, i documentari, le pubblicazioni e gli autori ricordati, gli spettacoli teatrali e i film in programmazione sui canali televisivi e radiofonici. E mai come in questi giorni di pandemia, che ci sembrano così difficili da sopportare per le limitazioni imposte a tutela della nostra salute, ripensare e rivedere immagini dell’olocausto ci induce al rispettoso silenzio, a riflettere sul significato vero delle parole dignità e futuro. Le proteste sociali nel mondo, il ritorno crescente dei conflitti razziali, le migrazioni dei popoli, le crisi economiche che si annunciano sempre più gravi, insieme alle instabilità politiche dei Paesi e alle difficoltà di far fronte ad un problema sanitario di così vasta portata e complessa soluzione, ci ricordano quanto gli equilibri negli Stati e tra gli Stati siano difficili da governare e quindi quanto possa diventare labile il confine tra il bene e il male. Queste riflessioni mi hanno suggerito una mappa di orientamento e scelta di film e programmi tra i canali televisivi che da sabato 23 gennaio mi hanno accompagnato fino al 27. Ho scelto di seguire le tracce dei bambini, e questo mio percorso lo potrete rintracciare attraverso gli strumenti che la tecnologia informatica ci offre: Raiplay, internet, siti vari o canali tv.

Il mio percorso è cominciato sabato 23 con due documentari del 2019: Kinderblock. L’ultimo inganno, su soggetto di Marcello Pezzetti e regia di Ruggero Gabbai. E’ un documentario sui bambini nel campo di  concentramento di Auschwitz e sulle sperimentazioni eseguite su di essi da Mengele, raccontato da testimoni nei luoghi della deportazione. Lo potete vedere cercando su internet Kinderblock perché è prodotto dalla Fondazione Museo della Shoah in collaborazione con Rai Cinema e la Goren Monti Ferrari Foundation. Il racconto lucido e commovente delle atrocità ricordate sui luoghi delle sofferenze mi ha riportata ad un libro di un altro testimone (Boris Pahor, Necropoli, edizioni Neri Pozza).

Il secondo docu-film è #Annefrank. Vite parallele. Come sarebbe stata la vita di Anna Frank se fosse sopravvissuta? Sabina Fedeli e Anna Migotto intrecciano la vita e le pagine del diario lette da Helen Mirren, ai destini di cinque bambine sopravvissute e ad una giovane contemporanea che ripercorre a ritroso le tappe geografiche di quella storia fino a giungere nella casa di Anna, oggi diventata museo per volontà di suo padre Otto. Anche questo è visibile su internet, ma entrambi sono stati trasmessi su Rai Storia e Raiuno il 23 gennaio.

La domenica 24 ho rivisto Schindler’s List, del 1993, trasmesso su Rete4, per la regia di Steven Spielberg. Uno dei film più belli sull’Olocausto perché racconta una pagina struggente e raccapricciante della storia dell’umanità, documentata dal romanzo di Thomas Keneally, La lista di Schindler. Oskar Schindler, imprenditore tedesco e membro del Partito Nazista,  durante la seconda guerra mondiale riuscì a salvare, sottraendoli ai campi di concentramento con il pretesto di assumerli come operai nella sua fabbrica a Cracovia, circa 1100 ebrei. Una storia di crudeltà e al tempo stesso di umanità, che Spielberg, anch’egli ebreo e vittima di discriminazioni da ragazzo, sceglie di raccontare prevalentemente in bianco e nero, come se fosse un documentario, con pochi squarci di colore; memorabile la bambina con il cappottino rosso nella sequenza finale, evocativa della vicenda e preludio del presente in cui i veri sopravvissuti all’Olocausto rendono omaggio alla tomba del loro salvatore. A dare corpo al protagonista ed alla sua intensa umanità, Oskar Schindler, è Liam Neeson. Gli altri eccellenti interpreti sono: Ben Kingsley, Ralph Fiennes e Caroline Goodall. Gli effetti del bianco/nero sono esaltati dalle grandi abilità del direttore della fotografia Janusz Kaminski  e la musica indimenticabile del compositore John Williams, meritarono l’Oscar insieme aSpielberg, che ebbe il riconoscimento di miglior film e regia. Il  film contiene anche un monito a non voltarsi dall’altra parte ed a contrastare il male quando ci si presenta, perché Chi salva una vita salva il mondo intero. Siamo a Cracovia nel 1939. La città è stata invasa dai nazisti; gli ebrei polacchi sono rinchiusi in un ghetto e costretti ad esporre i simboli della loro identificazione. Prende avvio l’Operazione Reinhard, cioè quella che il Terzo Reich definisce la Soluzione Finale della questione ebraica. Oskar Schindler, assiste alle agghiaccianti scene del rastrellamento nel ghetto di Cracovia, e comprende ciò che sta avvenendo realmente: la trasformazione di un’operazione che doveva apparire umanitaria nella pianificazione di un genocidio. L’imprenditore ne resta sconvolto e così decide di sfruttare i suoi rapporti con le alte sfere delle SS per avviare un’attività produttiva che garantisca forniture di pentole all’esercito tedesco, impiegando operai ebrei. In tal modo ne eviterà la deportazione. L’industriale non è solo in questa coraggiosa impresa, lo affianca il suo contabile ebreo, Itzhak Stern. Ma l’arrivo dell’ufficiale nazista Amon Goeth, complica le cose. Questi è incaricato di costruire dei campi di concentramento nelle vicinanze e quindi di provvedere all’eliminazione del maggior numero possibile di ebrei. A questo punto Schindler modifica il suo piano e punta sulla trasformazione della produzione della sua fabbrica in armi e ordigni bellici e acquista gli operai ebrei, nel maggior numero possibile, per sottrarli ai campi e salvarli dallo sterminio. Riuscirà nella pericolosissima ed onerosissima impresa e resterà nella storia come un raro e forse unico esempio di opposizione interna al regime del terzo Reich. Il colore torna nelle scene finali del film perché la vita è stata restituita ai superstiti ed è continuata attraverso i loro figli che accompagnano i genitori, insieme agli attori, nella lunga fila di persone che vanno a rendere omaggio alla tomba di Oskar Schindler a Gerusalemme. Vi depongono sopra una pietra, secondo la tradizione ebraica e tra costoro c’è anche Spielberg, che chiude la fila e lascia tre rose, ancora una volta, rosse. Il mio secondo film di domenica sembra essere un’apparente variante, e invece no. Seguo ancora un bambino di origine ebreo-polacca, ed anzi è proprio uno di quei bambini salvatosi dal ghetto di Cracovia e condannato a fuggire per l’Europa dalla persecuzione nazista.

Quel bambino è diventato un regista, è Roman Polanski, che sceglie per un suo film del 2005 la storia di un bambino diventato famoso grazie ad un grande romanzo per ragazzi scritto da Charles Dickens. Il film è OLIVER TWIST , visto su IRIS. Tra gli attori ritroviamo Ben Kingsley. L’ Oliver Twist di Polanski però è solo un pretesto per sviluppare, in altro contesto, un tema caro al regista e che corrisponde al trauma personale di bambino ebreo perseguitato dal nazismo, costretto a nascondersi e a rimuovere continuamente la propria identità per riuscire a sopravvivere. E’ il racconto del dolore e della sofferenza di un’infanzia tragica, sconvolgente, è il simbolo di una giovinezza negata, della sopraffazione, dello sfruttamento cinico delle debolezze altrui e del drammatico rapporto di dipendenza che si instaura a livello psicologico tra vittima e carnefice. Temi delicatissimi che perseguitano ancora Polanski, sempre straordinario nel delineare la soglia tra la tensione, la violenza, la rimozione del male subito.

E’ tardi domenica, ma non riesco a rinunciare ad un documentario su Discovery9: Night will fall (Perché non scenda la notte) che ricostruisce la vicenda del documentario commissionato a Sidney Bernstein e Alfred Hitchcock e girato immediatamente dopo la fine della guerra con le prime immagini dell’orrore dei campi di sterminio dei fotoreporter di guerra, e che per ragioni politiche fu revocato ai primi due ed affidato – per una elaborazione meno cruda – a Billy Wilder, con il titolo di Death Mills. La quantità di documenti raccolti da Bernstein e Hitchcock tuttavia rimasero a lungo solo in parte montati, e costituirono la documentazione probatoria ed inconfutabile utilizzata nel processo di Norimberga, cominciato nel 1945, per porre in stato d’accusa e quindi condannare gli ufficiali nazisti per i crimini di guerra commessi. Grazie ad un successivo intervento di recupero di Andre Singer, questi materiali inediti assunsero la forma che i due registi avevano inteso dare alla pellicola solo nel 2014. La vicenda del documentario fu ricostruita 70 anni dopo, ed infatti il titolo nasce dalla frase che introduce le immagini: “Se il mondo non imparerà da queste immagini, cadrà la notte”.

Lunedì 25 non ho potuto fare a meno di scegliere un documentario dal titolo “Le mani di Primo Levi”, su Rai5, con vari interventi di studiosi di letteratura e chimica sul tema della mano, intesa da Levi come strumento di responsabilità, creatività e messaggio di rinnovata fiducia nell’uomo. Come rinunciare al ricordo delle sue pagine de La TreguaSe questo è un uomo, La Chiave a stella, Il sistema periodico, Se non ora, quando? Romanzi letti soprattutto da giovani ed adolescenti. E’ in corso, peraltro, la realizzazione di un film sulla vita dello scrittore che vedremo forse il prossimo anno. Poi ho rivisto, su Cine34, il film La vita è bella, del 1997, per la regia di Roberto Benigni, con la colonna sonora di Nicola Piovani. Sempre dolce ed amaro, ma lo è altrettanto Train de vie, un film del 1999 di Radu Mihaleanu con musiche di Goran Bregovic, una lettura altrettanto fantastica, ironica e paradossale dell’esperienza dei lagher, che però non ho rintracciato nella programmazione di questi giorni.

Martedì 26 gennaio ben tre film raccontano di storie di bambini e ragazzi: 1) La storia di Anna Frank, per la regia di Robert Donhelm, su TV2000; 2) Corri ragazzo corri del 2013 per la regia di Pepe Danquart, su Rai Movie. Ancora un ragazzo di otto anni che fugge dal Ghetto, stavolta di Varsavia nel 1942, e si nasconde in una foresta. Anche lui sarà costretto a tacere la sua identità per timore di essere scoperto, come Oliver Twist e come Roman Polanski. 3) Lettere da Berlino, del 2016 per la regia di Vincent Perez, con Emma Thompson, sempre su Rai Movie. Il film è tratto dal romanzo, Ognuno muore solo di Hans Fallada e tratto dalla vera storia di Otto ed Elise Hempel. Narra del dolore di una coppia di genitori che non si rassegnano alla perdita in guerra del loro unico figlio e cominciano una silenziosa protesta contro il regime nazista lasciando in vari luoghi della città delle cartoline destinate a svegliare la coscienza dei tedeschi contro il Fuhrer. Questa vicenda mi ha ricordato la protesta civile dei genitori di Giulio Regeni, che proprio in questi giorni continuano a chiedere giustizia per la morte del loro amato figlio, anch’esso in un certo senso caduto in una guerra che non gli apparteneva.

Ma non si può capire la difficoltà di costruire un processo contro i crimini di guerra ed il clima che si respirava ancora negli anni più prossimi a noi in Germania, senza ricordare Lo Stato contro Fritz Bauer (2015), per la regia di Lars Kraume. E’ il 1957, il procuratore tedesco Bauer viene trovato privo di sensi e trasportato in ospedale. Un dossier importante è scomparso dal suo ufficio, quello che contiene le notizie per rintracciare e portare innanzi al tribunale tedesco una delle belve più feroci del Nazismo, ancora vivo e fuggito in un Paese che lo ha accolto: Adolf Eichmann, nascosto in Argentina. La complessa operazione di recupero verrà portata a termine grazie anche all’impegno di un giovane procuratore, nonostante la richiesta di estradizione venga respinta dal governo federale di Konrad Adenauer. Il processo contro Eichmann, o secondo processo di Auschwitz, si svolgerà a Francoforte fra il 1963 e il 1965 nei confronti di 22 imputati. Il film è stato trasmesso su Rai5.

Concludo con la mia scelta di film per il giorno della memoria, il 27 gennaio. Anche questi film, come tutti gli altri, li avevo già visti, ma non voglio dimenticare, nemmeno nel 2021, che più grave di una pandemia è un olocausto e così torno a Roman Polanski con Il Pianista, del 2002, in programma su Canale 5. Anche questo film è tratto dal romanzo autobiografico dal titolo omonimo di Wladislaw Szpilman. Vincitore della Palma d’oro a Cannes nel 2002 e tre Premi Oscar nel 2003. La storia comincia il 3 settembre del 1939 a Varsavia, data dell’occupazione della Polonia da parte dei tedeschi; Szpilman sta eseguendo il  Notturno in Do diesis minore di Chopin per la radio nazionale ed è costretto ad interromperne l’esecuzione. Da quel momento tutto cambierà, anche la sua vita. Sarà confinato nel ghetto di Varsavia ed assisterà a scene raccapriccianti, ma la musica lo salverà, come il cinema ha salvato Polanski.

Per finire Il bambino con il pigiama a righe, del 2008, regia di Mark Herman su Paramount Network, tratto dal romanzo omonimo di John Boyne. E’ la storia dell’amicizia tra due bambini di otto anni: Bruno, figlio di un ufficiale nazista e Shmuel, un bambino ebreo. Divide la loro vita un filo spinato del campo di concentramento dove il piccolo ebreo è rinchiuso. La loro amicizia supererà ogni pregiudizio fino al sacrificio estremo.

Ed a proposito della capacità di guardare oltre i pregiudizi un’ultima segnalazione recentissima, tratta dalla lettura de Il fatto quotidiano, di un film uscito il 21 gennaio 2021 dal titolo Se questo è amore, per la regia di Maya Sarfaty. E’ un documentario che ricostruisce la storia d’amore tra un’ebrea slovacca, Helena Citron, e un ufficiale austriaco delle SS, Franz Wunsch, ad Auschwitz tra l’inizio de 1943 e il 1945. L’idea di trasformarlo in un film documentario di particolare originalità è stata della regista teatrale di origine israeliana che peraltro ha fatto ricorso ad una tecnica di fotomontaggio molto originale, definita multistrato: ha ritagliato le foto storiche e le ha ricomposte su uno sfondo nero per ricostruire nel dettaglio luoghi storici ormai scomparsi fisicamente. Il film potrà essere visto il 27 gennaio 2021 on demand sulla piattaforma Wanted Zone.

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