Devo riconoscere

di Ugo Morelli.

Devo riconoscere che non ci avevo mai pensato. E di questo, inutile provare a sfuggirne, sono responsabile. Eppure, del valore del buon sonno sono scientificamente consapevole. È l’associazione, che non avevo mai fatto. Vai a capire perché. Non è certo facile indagare se stessi, neppure quando a sollecitare l’indagine è il più speculativo ed intimo dei tuoi amici. Se poi quell’amico ti sorprende concedendosi a digressioni di ordine magico e paranormale la cosa si fa particolarmente impegnativa. E ancora, se quell’amico, che in fondo tu porti sempre con te, mostra la più asciutta e logica modalità di considerare le cose del mondo, anche per un esercizio del dubbio per molti aspetti inguaribile e una passione per le regole, per il calcolo e per non piccoli tentativi di definire un’ingegneria dell’anima, a un certo punto, in una domenica mattina e in uno spazio non certo agevole rubato alle piogge di gennaio che insistono per avere le caratteristiche delle interminabili umide frequenze di stampo tropicale, ti spiana con una sorprendente considerazione sulle potenzialità insondabili e del tutto imprevedibili di un oggetto che finora avevi ritenuto non solo secondario ma inutile, avendolo praticamente ignorato, c’è di che stranirsi e uscire di senno. Sarà stato il retaggio morale che mi fa tuttora pensare al sonno e al riposo come roba da signori e da irresponsabili. O magari la mia orticaria per le tecnologie, anche le più banali, che me le fa vivere come intrusive in una mitografia della naturalità che da sempre mi attanaglia. C’entra con ogni probabilità pure il fastidio che mi arreca da sempre il letto come luogo a cui ricorrere in extrema ratio. Inospitale se non per improcrastinabile necessità.

Del resto col cibo per me non va diversamente. Rimane il fatto che nel momento in cui il meno sospettabile di ricorsi al mistero e a magiche spiegazioni, nonché mio principale amico, come mi sono ingegnato di descrivere, mi ha celebrato le lodi dello scaldaletto, sono entrato in uno stato convulsivo che fa traballare anni e anni di utilizzo della ragione come via per capirci qualcosa della vita e delle sue accidentate percorrenze. Vai adesso tu a mettere insieme i pezzi! Provaci se ne sei capace a comporre il mosaico. Cerca di costruirlo quell’impossibile bricolage in cui dovrebbero convivere le attenzioni rigorose a un mondo logico e calcolabile con il valore proposto come illimitato di una tecnologia così elementare ma, a detta del mio amico, dalle potenzialità escatologiche e salvifiche. Sarebbe, lo scaldaletto, capace, se estesamente e adeguatamente utilizzato, di prevenire le guerre e di generare un benessere diffuso per il quale la nostra specie si impegna invano da tempo. Quanti affanni si scioglierebbero all’improvviso nel tepore di quell’oggetto. E dire che di tecnologie decisamente complesse e perché no anche particolarmente sofisticate la nostra vita oggi è piena. Uno, ingenuo come me, avrebbe potuto pensare che sia la rete con tutti i suoi vincoli, ma anche con tutte le sue potenzialità, a favorire il dialogo tra noi umani, con una connessione planetaria capace di elaborare conflitti in modo generativo favorendo l’incontro tra differenze di cultura e di interessi. E invece no. È proprio il caso di dire che il futuro è ancora antico, se una tecnologia che il mio amico definisce caratterizzata da una storia di lunga durata, può avere delle proprietà così palingenetiche. Il meno che si possa dire è che ad averci pensato in tempo avremmo evitato immani tragedie, saremmo privi di una lunga teoria di eroi, ci sarebbero meno monumenti e anche meno medaglie e meno bandiere. Soprattutto i monumenti avrebbero avuto un altro destino. Ci saremmo ritrovati a soddisfare i nostri bisogni di riempire i luoghi di simboli ricorrendo a un simbolo solo. Che risparmio! E che possibilità di riconoscersi gli uni con gli altri essendo tutti legati ad un simbolo condiviso. Le piazze di borghi, di città, di metropoli e persino gli incroci delle vie dei sentieri, al posto di insondabili simulacri ospiterebbero statue, magari di diversa misura, ma perfettamente riconoscibili. Rispettando le leggi dell’economia di scala avremmo fabbriche di scaldaletti impegnate a produrre un oggetto così rilevante da assumere le tonalità del sacro. Ci sarebbero rituali orientati a celebrarne le lodi e chissà, dal momento che non mancano mai, sacerdoti addetti al rito. Forse la più rilevante delle conseguenze sarebbe stata e sarebbe la non istituzione o la conversione delle industrie delle armi e la ricerca si sarebbe impegnata per produrre soluzioni orientate alla vita e non alla morte. Più di tutto naturalmente avremmo avuto una progressiva capacità di investimento per generare scaldaletti sempre più sofisticati, capaci di accompagnare le notti di noi umani e fare in modo che al risveglio nutrissimo una tale riconoscenza per la vita da non essere attraversati da alcun pensiero aggressivo o distruttivo nei confronti degli altri. Per non parlare poi della qualità della vita di lavoro, della motivazione e della disponibilità verso i compiti e verso gli altri. Nel momento in cui le notti riscaldate avessero generato e generassero quello che praticamente potremmo definire un nuovo tipo di umanità: un’umanità scaldalettata. Mentre una riflessione per molti aspetti inquietante e destabilizzante mi attraversa in queste ore che come tutte le ore successive ad una scoperta ridefiniscono paradigmi, memoria e prospettive, mi trovo a riflettere sulle mie mancanze e sulle mie presunzioni. Vuoi mettere, accingersi a depositare le proprie membra sul materasso, certi di evitare quel brivido a volte talmente repellente da farti rinunciare a distenderti. E sentire invece il caldo abbraccio del tepore rinomato dello scaldaletto. Immagino poi che cosa possa voler dire la situazione quasi erotica di concedersi alle profondità del talamo nel momento in cui la sua temperatura leggermente superiore a quella corporea ti contiene, per dirla con Oliver Hardy, Ollio, “come un pisello in un baccello”. Gli stessi incontri che possono avvenire una volta a letto non è escluso che si avvalgano senz’altro del contributo afrodisiaco di una tale ineguagliabile ospitalità. Ma per chi non fosse ancora sufficientemente convinto è bene assolutamente non trascurare il supporto che una tale epocale scoperta fornisce, senza che dubbio intervenga, ad una efficace attività onirica. Che sogni! Che voli pindarici! C’è da immaginare che si creino le condizioni per superare il dramma di Dedalo e Icaro: si può volare senza cadere con lo scaldaletto! La componente magica più significativa non si interrompe qui se proseguendo ci si avvicina al risveglio, momento per i più particolarmente drammatico. È forse principalmente lì che si gioca la produzione della prospettiva irenica dello scaldaletto.

Si possono mettere da parte tutte le superstizioni su quale sia il piede giusto per scendere dal letto; si può immaginare una rete di scenografie particolarmente calde e accoglienti al momento di bere il caffè, soprattutto se questo viene fatto nell’inimitabile avvolgimento del tepore scaldalettoso. L’orientamento pacifista è bello che servito. Potrebbero esserci alcune criticità o effetti collaterali che il mio amico, pur avvezzo alla controfattualità e alla falsificazione, forse non ha considerato. Sono quisquilie certo, roba secondaria, che forse non merita neanche una considerazione. Ma tant’è! Vale comunque la pena buttarci un occhio. Un rischio, metti, potrebbe essere quello che trattiene le persone dall’ alzarsi del tutto. Ci potrebbero essere alterazioni dei circuiti e scoprirsi, proprio malgrado, nella fatidica condizione della rana che, trovandosi a godere della temperatura tiepida e accogliente dell’acqua di una pentola in cui era stata immersa, a un certo punto si rende conto della triste sorpresa di essere sul punto di divenire lessa. Potrebbe accadere che l’effetto pacificante divenga così pervasivo da generare intere generazioni di assenteisti soporiferi. Il mio amico di fronte a queste considerazioni direbbe che questi rischi sono di poco conto soprattutto perché i problemi a cui fanno riferimento sono già presenti e particolarmente diffusi e quindi non ci provo, o meglio, diciamo che ci ho invano provato. Un proposito ne deriva e ha a che fare con la memoria storica. Abbiamo provato inutilmente, istituendo la Società delle Nazioni. E quanta diplomazia ha svolto azioni vane nel tentativo di evitare le guerre. Persino l’Onu con i suoi intenti e le sue strategie dissuasive a livello planetario mostra particolari difficoltà e una scarsa efficacia. Allora non rimane che procedere e istituire finalmente un governo mondiale ,che attendiamo da tempo, basato sul criterio fondativo dello scaldaletto!

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