La Pasqua ebraica e l’Annuncio ai Pastori

di RICCARDO SICA.

Con l’avvento della Resurrezione la Pasqua  annuncia la fine della sofferenza di Gesù sulla croce e la salvezza dell’uomo.

Agli italiani sofferenti l’annuncio del ritorno  – grazie al vaccino-  della vita dopo l’inverno e dopo l’Inferno (cioè dopo la pandemia), l’annuncio cioè della possibile liberazione dal Covid e della salvezza è stato fatto ufficialmente dal Presidente del Consiglio Mario Draghi, con il “cuore pieno di tristezza ma anche pieno di speranza”, durante la recente commemorazione a Bergamo delle vittime del Coronavirus.

Quest’anno, pertanto, in tempo di Covid. la Resurrezione da celebrare nei primi giorni di una primavera che è esplosa all’improvviso, in forte anticipo, a sprazzi sullo sfondo di un freddo inverno, evoca le origini ancestrali della Pasqua. Richiama alla memoria il rito dei pastori nomadi attraverso il quale essi celebravano il ritorno della vita dopo l’inverno.

C’è un dipinto che ci ricorda in modo particolare, molto da vicino, la Pasqua ebraica ed è l’Annuncio ai Pastori, ora al Museo di Capodimonte a Napoli, 1625-35, attribuito dagli studiosi a tanti autori, ma, a mio parere, assegnabile al pittore di Solofra Francesco Guarino.

E’ una romantica quanto realistica scena di pastori, alcuni addormentati, che ricevono, tra le pecore, l’annuncio dell’evento.

Sicchè oggi più che mai la Pasqua ebraica (la “Pèsach”) presenta, pur tra significative differenze, importanti legami con la Pasqua cristiana. Come la Pasqua ebraica, il citato dipinto dell’Annuncio ai Pastori al Museo di Capodimonte ricorda l’esodo verso la Terra Promessa e la liberazione degli ebrei schiavi. Come si sa, per la sua dimensione religiosa, culturale e politica, la “Pèsach” coinvolge tutti gli ebrei, credenti e non, e tutti i cristiani. Non a caso la Pasqua ebraica, la festa più antica e più importante del calendario ebraico, è infatti al centro stesso della vita di Gesù dei cristiani. L’Ultima Cena, ossia il pasto prima della morte di Cristo, viene riproposta dagli ebrei la prima sera di celebrazione della “Pèsach”. Situando gli ultimi giorni di Cristo a ridosso della Pasqua ebraica, gli architetti del dogma cristiano riprendono il tema della schiavitù e della liberazione del popolo ebraico e vi situano uno dei loro messaggi essenziali: attraverso la morte, Gesù libera gli uomini dai loro peccati.


Il rapporto intercorrente tra il celebre Annuncio ai Pastori a Capodimonte e la Pasqua ebraica è stato già colto da alcuni storici come De Vito e Achille Della Ragione: “Enormi pecore setose – essi osservano- e rudi pastori. Argomenti svolti in chiave profana o meglio laica, o piuttosto ebraica, elevati a manifesti del significato etico del tema, rappresentativi del profondo sentimento biblico, ricordando il rituale della Pasqua ebraica, il giorno dell’inizio dell’Esodo dall’Egitto. Di qui le molte figure singole, sempre in meditazione sulla propria condizione umana, con uno spirito solenne e come sacrale nell’accettazione della vita terrena” (G. De Vitoin La pittura napoletana da Caravaggio a Luca Giordano, pag. 213 – Londra 1982 e Cfr. Franco Moro, Juan Do ovvero il Maestro dell’Annuncio ai pastori. Un altro grande spagnolo a Napoli).


Annibale Carracci, Resurrezione di Cristo, 1593, Parigi, Musée du Louvre

Sull’Annuncio ai Pastori a Capodimonte è in corso di stampa un nostro ampio saggio che ripropone l’identificazione dell’autore del dipinto nella figura di Francesco Guarino. Lo studio riconsidera le precedenti attribuzioni a Do, Bassante, Rossi, De Bellis, etc.,e riparte, per l’attribuzione finale al Guarino, dalla felice considerazione della De Martino secondo cui i Caracciolo di Avellino commissionarono nel 1635 circa allo stesso Guarino le tele nella Collegiata di S. Michele a Solofra. Nella stessa Collegiata figura anche l’Annuncio ai Pastori (Fig.2) eseguito sicuramente da Francesco Guarino. Il nostro studio mette a confronto i due Annunci (quello a Napoli e quello a Solofra), evidenziando ed approfondendo il contesto storico di appartenenza dei citati due dipintied i loro pregi specifici, e dando risalto alla correlata “questione meridionale” ante litteram, specie nei motivi di riferimento alla tradizione pittorica irpina e, più in generale, alla pittura meridionale compresa tra gli ultimi decenni del Cinquecento e la prima metà del Seicento.

Fig.3   Francesco Guarino (o Bartolomeo Bassante o Juan Dò ) – Annuncio ai pastori – 1625-1635, olio su tela, 2719 x 1839, Museo di Capodimonte, Napoli
Fig.2  Francesco Guarino, Annuncio ai Pastori, olio su tela, mm 174 × 222,
1632 – 1635, transetto Collegiata di San Michele, Solofra

A conclusione dello studio si formula così l’ipotesi attributiva dell’Annuncio ai pastori di Capodimonte a Francesco Guarino (Fig.3).

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