Centrosinistra? Tutto da costruire.

di Antonio Gengaro*

Il nuovo centrosinistra, alla guida della Provincia di Avellino, si è già schiantato, ai nastri di partenza! Il presidente Rino Buonopane, assurto a simbolo della coalizione progressista, dopo una prima fase, apparentemente proficua, di ascolto dei problemi delle varie realtà, è inciampato sulle nomine. Prima la vicenda, a dir poco opaca, della scelta del vice presidente, nelle more di una sospensiva del TAR, poi la designazione probabilmente illegittima di Rosanna Repole, amministratrice simbolo del post terremoto, ex consigliere provinciale, che ha subito rinunciato, alla guida di Sistema Irpinia, minano, profondamente, la credibilità del sindaco di Montella e della sua compagine. Va ricordato che l’alleanza in Provincia è nata più per contrastare il centrodestra dell’imprenditore Angelo D’Agostino che per proporre un modello di governo del territorio, innovativo e di qualità. In tutto ciò non un commento dal Pd, l’onesto segretario Pizza non vede, non sente, non parla.

Come si fa a costruire una vera alleanza riformista, per e non solo contro? Dopo anni di macerie, come si riuscirà a ricreare un tessuto comune, una rete di rapporti, un in idem sentire? Chi sarà capace di suscitare emozioni, speranze, aspettative tali da rilanciare il centrosinistra in Irpinia. Come si elabora e condivide un programma per governare i processi? Come è possibile confrontarsi tra partiti, sindacati, associazioni, portatori di interesse, cittadini per immaginare, insieme, il futuro? Come si pensa di investire le ingenti risorse del PNRR? A tal proposito, le proposte del documento Irpinia Next Generation di Controvento, App, Sardine, rappresentano un modello, attuale, di politiche territoriali. Come si instaura un rapporto dialettico, produttivo, trasparente, con la Regione Campania ed il suo presidente, nell’interesse esclusivo della comunità? Esiste uno sbilanciamento nelle iniziative regionali a favore della fascia costiera e delle aree a più alta densità abitativa , a discapito delle zone interne? A partire dalla riorganizzazione della sanità, tanto cara e fatale per il nostro Gennaro Bellizzi, si sente il bisogno di un pensiero a Palazzo S. Lucia sulla sorte futura della Provincia di Avellino e della sua popolazione? Chi deve difendere l’Irpinia, considerata a Salerno, esclusivamente, in termini di clientela e bacino elettorale? Persino il Sannio, oggi, dimostra maggiore autorevolezza e dinamismo rispetto alla terra che fu di Francesco De Sanctis! Come si elaborano regole comuni? Come si sta insieme, con pari dignità? Come si seleziona una classe dirigente credibile, ai vari livelli? Come si designano i rappresentanti nei luoghi del potere, con quali criteri, quali competenze? Esistono norme di incompatibilità nei partiti tra ruoli politici e funzioni di gestione nei vari enti? In tal senso, per quale motivo il mondo della scienza, della cultura, delle professioni, raramente, viene chiamato a dare un contributo? A distanza di anni, la questione rimane, drammaticamente, quella dorsiana, la creazione e la funzione della classe dirigente. Dipende tutto da ciò, ad Avellino, in Irpinia , in Campania, nel Paese. Il Partito Democratico, che ha le maggiori responsabilità, e tutto l’articolato e complesso mondo che si riconosce nell’alveo del centrosinistra hanno il dovere di provarci e di riuscirci.

*da Il Mattino di sabato 14 maggio 2022

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