PERCHE’ IL RICONOSCIMENTO UNESCO ALLA VIA APPIA NON SIA UN MARCHIO VUOTO

di Ugo Morelli.

I marchi possono diventare dei brand vuoti come quelli delle saponette, buoni solo per operazioni pubblicitarie. Ma anche nel caso delle saponette il marchio pubblicitario deve corrispondere in qualche modo a un contenuto. Quando si tratta di cultura la questione si fa particolarmente delicata perché la cultura è un bene simbolico e come tale deve essere fatto di sostanza e di rappresentazione di quella sostanza, di concretezza e di immagine. Mentre procede l’iter per il riconoscimento da parte di Unesco, della Via Appia come patrimonio culturale dell’umanità, si fa fatica a riconoscere come le comunità locali particolarmente interessante all’evento si stiano preparando per valorizzare un avvenimento così importante. Ad apparire carente in particolare è una leadership che sia capace di individuare le priorità dell’impegno che le comunità locali dovrebbero esprimere in almeno tre ambiti, al fine di evitare che il riconoscimento cada nel vuoto e rimanga solo un marchio da esibire insieme ad altri simulacri che il tempo ha consumato prima che producessero alcun effetto, se non un effetto assistenzialistico, nei territori dell’Italia meridionale.
Il primo fattore o ambito non può che essere quello della formazione delle competenze per fare di un patrimonio culturale così distintivo un lievito in grado di favorire lo sviluppo delle comunità locali. Sono necessarie competenze nel campo della valorizzazione e del management dei patrimoni culturali, capaci di connettere il patrimonio Via Appia alle specificità locali, lungo l’intero percorso. La cultura non è né il petrolio, né l’ennesima occasione per ottenere soldi per scopi assistenzialistici. Intanto perché Unesco non fornisce alcun contributo economico, ma riconosce un patrimonio assegnando ai sistemi di governo locali la responsabilità di valorizzarlo. E poi perché il patrimonio culturale gravitante intorno alla via Appia ha già patito e patisce le logiche della distruzione e del degrado con cui i sistemi locali hanno trattato e trattano i patrimoni culturali. Le competenze necessarie dal punto di vista professionale e organizzativo sono le prime ad essere oggetto di attenzione e i siti sia naturali che culturali Unesco che hanno mostrato di valorizzare bene l’accreditamento hanno investito prima di tutto in formazione ed alta formazione, sia degli operatori economici, sia dei facilitatori per la creazione di reti finalizzate alla valorizzazione del patrimonio, sia di manager dedicati che di amministratori illuminati.
Il secondo fattore o ambito a cui bisognerebbe mettere mano in vista dell’ipotesi dell’accreditamento alla via Appia come patrimonio culturale dell’umanità riguarda l’attivazione e la messa in relazione dei soggetti pubblici e privati che ruotano intorno all’asse della via Appia e che rappresentano sia coloro che possono trarre il massimo vantaggio dal riconoscimento, sia coloro che possono far funzionare i processi di valorizzazione del riconoscimento stesso. Allora sarebbe particolarmente importante che Camere di commercio, Comuni, Regioni, componessero un comitato snello e funzionale per preparare le condizioni per la valorizzazione del riconoscimento.
Il terzo ambito o fattore critico che determinerà il successo o l’insuccesso del riconoscimento riguarda la dimensione internazionale della via Appia e le esigenze di collegare il patrimonio al mondo intero a cui di fatto appartiene, sprovincializzando ogni prospettiva localistica e cercando di collocare, come fattore di attrazione particolarmente importante, il patrimonio culturale della via Appia agli interessi e alle attenzioni che il mondo intero ha per risorse così uniche e distintive.
Come si intuisce facilmente è necessario pensare alto e pensare in grande non solo per meritarsi il riconoscimento Unesco, ma per fare in modo che non bastino le azioni burocratiche e formali, ma che l’operazione faccia da lievito per un territorio e delle comunità che possono passare dal degrado e dall’incuria nei modi di trattare i patrimoni culturali a una nuova era di valorizzazione e di riconoscimento di sé stessi.

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